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Chiese del Fermano

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Il pellegrino va ben sapendo che il suo cercare sulla terra è sinonimo di altro.

Dunque qui di seguito le Chiese ed i Santuari della Provincia di Fermo:

Il Santuario Madonna degli Angeli ( Sant'Elpidio a Mare ).

Scendiamo ora verso Casette d'Ete, dove si incontrerà il "fantasma" di quello che fu uno dei più importanti complessi monastici dell'Arcidiocesi di Fermo: l'Abbazia Imperiale di Santa Croce del IX secolo.

Ci spostiamo a Porto Sant'Elpidio. Per dominare meglio la città, saliamo la collina:

Santuario di Santa Maria della Corva

Tornati sulla "nazionale", oltrepassiamo il fiume Tenne e raggiungiamo San Marco in Rivocelli: luogo di tappa per i viandanti della fede, ospitale-ricovero, un tempo, per i crociati reduci dalla Terra Santa e affetti dalla lebbra. Costeggiamo il mare. Prima di oltrepassare Porto San giorgio lo sguardo viene attirato da una grande tenda: è il Centro Internazionale Neocatecumenale Servo di Javè che il 30 dicembre 1988 ospitò Giovanni Paolo II.

Santuario Santa Maria a Mare e Sant'Anna: si trova vicino al casello autostradale. Il tempio e il convento originale risalirebbero all'anno Mille e la costruzione si deve probabilmente ai Canonici Regolari Agostiniani.

Risaliamo ora verso la collina, verso quella Fermo che il vescovo-condottiero Niccolò Bonafede definì "la città splendore delle Marche". Il Santuario di Maria SS. del Pianto si trova quasi all'ingresso della "città vecchia", lungo via Roma. Sul punto più alto (il piazzale del Girfalco) sorge il maestoso Duomo, vi ha sede un ricco museo dov'è conservata la "casula" di Thomas Becket. Il Santuario della Madonna della Misericordia si trova accanto all'ospedale Augusto Murri.

Risaliamo il lungo Tenna, le cui colline sono punteggiate di antichi castelli tra cui Montegiorgio, centro Farfense con l'antica chiesa di S. Maria in Georgio (oggi S. Francesco), Grottazzolina e Belmonte con la chiesa-torre di S. Simone. Poco oltre, tra il verde delle campagne, a Falerone ci sono: il Teatro Romano di Falerio Picenus e, poco più su, la medievale chiesa di S. Paolino. Attraversiamo Castel Clementino - oggi Servigliano - dall'originale impianto quadrato e penetriamo nello "stato" Farfense. Santa Vittoria ne è la "capitale".

Ecco Amandola, la capitale dei Sibillini. I suoi nobili palazzi incantano il visitatore che si inoltra lungo le viuzze:

Santuario del Beato Antonio: a due passi dalla piazza principale scorgiamo la chiesa di S. Agostino, più conosciuta come Santuario del beato Antonio. L'edificio conserva intatto il portale del primo tempio quattrocentesco, scolpito dal veneto Marino di Marco Cedrino, e il campanile, opera di Pietro Lombardo. All'interno, va segnalato il gruppo della Madonna della Pietà: una terracotta del XV secolo.

Abbarbicata al monte Berro sorge l'imponente abbazia dei SS. Vincenzo e Anastasio, luogo ideale per riposare e meditare. Superate le Fonti Gallo, entriamo nel territorio di Montefortino. All'incrocio tra i massicci di Castel Manardo e della Priora, dove scorre l'Ambro affluente del Tenna, c'è l'antichissima chiesa della Madonna dell'Ambro.

Santuario Madonna dell'Ambro: in una lapide posta dietro l'altare della cappella della Madonna si legge: "nel maggio del mille, la Vergine SS.ma, cinta di straordinario splendore, apparve in questa sacra roccia all'umile pastorella Santina, muta fin dalla nascita. La fanciulla ottenne il dono della parola in premio delle preghiere ed offerte di fiori silvestri che ogni giorno faceva all'immagine della Madonna, posta nella cavità di un faggio". Il luogo centrale della devozione è oggi la Cappella dell'Apparizione, contenente la statua della Madonna con bambino, un'opera in terracotta policroma della scuola umbro-marchigiana del sec. XV. La statua sostiuisce dal 1562 l'antica immagine della Vergine di cui si è persa traccia. La costruzione attuale risale al 1640 ed è opera dell'architetto della Santa Casa di Loreto, Ventura Venturi. Consta di un'unica navata con sei cappelline laterali, più quella dell'Apparizione.

Il paesaggio si fa aspro e misterioso. Due montagne sembrano scontrarsi. Dai loro fianchi, un pertugio: è una delle antiche vie dei pellegrini romei. Su un balzo del monte Priora, prossimo alla sorgente del fiume Tenna, sospeso sulla Gola dell'Infernaccio, circondato da boschi di faggio e di rovere, se ne sta l'eremo-santuario di S. Leonardo al Volubrio.  

Raggiungiamo Monte Monaco. Fondato da monaci eremiti, si fa notare per una trecentesca torre e per il suggestivo portale della chiesa di S. Benedetto. Si specchia, invece, nel lago di Gerosa la chiesa farfense di Isola San Biagio e, poco oltre, su di un colle verdeggiante, San Lorenzo ad tre rivos.

Santuario di Santa Maria di Casalicchio: il 20 gennaio è grande festa a Montemonaco, una lunga processione si snoda per il paese: la sua meta è Santa Maria in Casalicchio. Non c'è avversità che tenga, i fedeli rinnovano ogni anno il voto antico a San Sebastiano, che scongiurò la peste. Guardando la facciata "povera" del tempio, non pensereste alle ricchezze artistiche dell'interno. Agli affreschi, innanzitutto, che decorano la navata di destra. Si vede S. Giovanni Battista, ma un tempo ben visibile era il Cristo Pantocrator inserito in una mandorla iridiata, sorretta da una serie di angeli. Alla sua destra stava una Madonna a braccia aperte ed elevate. Lì accanto ancora notiamo la Crocifissione. Nella lunetta della parete destra è riapparsa la scena della Dormitio Verginis. Sullo stesso lato è ancora visibile il trittico votivo della Madonna delle rose.

Tornando verso il mare, correndo paralleli al fiume Aso, ce ne distacchiamo.

Santuario di S. Tommaso Becket: fra le valli dell'Aso e del Tesino c'è una collina boscosa su cui si staglia Montedinove.

Non possiamo non fermarci a Monte Rinaldo: ci attendono i resti del Tempio Ellenistico Romano di contrada Cuma.

 Petritoli ci si presenta con la sua porta a tre archi a sesto acuto inserita tra le due torri cilindriche dove troviamo il Santuario della Madonna della Liberata.

La campagna è sempre più dolce e il nostro andare si snoda zigzagando fra filari e orti, sino a Montegiberto dove troviamo il Santuario di S. Maria delle Grazie: una costruzione antica, che si lega a tre eventi miracolosi. Era una bella giornata quando la giovane pastorella ebbe la visione: all'improvviso notò un chiarore e vide una splendida Signora con abito bianco che teneva in braccio un Bambino. Lo stesso che le porse, prendendo a sua volta in mano il lavoro della ragazzina, che stava filando la lana, terminandolo in un istante. Poco tempo dopo un pastore rinvenne, nello stesso luogo, una statuetta della Madonna "lavorata in marmo bianco da un buon scalpello", con un Bambino in braccio. La stessa dell'apparizione. I fedeli vollero riporla nella rurale di Santa Margherita, ma per tre volte consecutive la statuina tornò prodigiosamente cul colle San Michele. Nel 1702 la regione era scossa da frequenti terremoti. Ancora una volta ci si raccomandò alla Vergine con una processione in suo onore. Fu in quel giorno che la Madonnina pianse. L'avvenimento aumentò ancor di più i pellegrinaggi al Santuario che, nel 1757, fu ampliato.

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